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La storia

Via del Campo è una vecchia strada del centro storico di Genova, dal nome antico come la sua storia.e la sua poesia. Il nome stesso,”campo” è in realtà un toponimo che designa una zona ai margini della città abitata, divenuta in seguito varco occidentale della cinta muraria innalzata nel 1155 a difesa di Genova.
Da quel momento, con la nascita del Comune e la sempre crescente potenza della città nell’ambito del Mediterraneo, lo sviluppo dei commerci ed i traffici economici intensi lungo tutta la Ripa Maris si sviluppò un quartiere nuovo chiamato “Burgus” tra il centro pulsante di vita locale S.Luca – Campo e di conseguenza il mare fu allontanato mediante la costruzione di nuovi porti e calate. Anche l’assetto urbanistico andò mutando grazie all’edificazione di case, case-torri a scopo difensivo fino ad inglobare l’intero “Burnus” entro le nuove mura e venne eretta la porta detta di Santa Fede o Sottana ed infine dei Vacca. Dunque dalla seconda metà del XII secolo, il Campo divenne un’importante via di transito soprattutto cittadino, al punto che l’intera zona venne ulteriormente edificata.
Con il trascorrere dei secoli la zona divenne sede di conciatori di pelli provenienti il larga parte dalla Toscana, i cosiddetti ”ongitori” (da cui Vico Untoria) e sede a partire dal XVII secolo del “Ghetto” ebraico. La zona del Campo fu testimone nei secoli di numerose e complesse vicende politiche cittadine, soprattutto nei secoli XIII e XIV secolo, quando si intensificarono le lotte tra Guelfi e Ghibellini, dal momento che proprio in quest’area si riunivano i cosiddetti “Popolari”, sostenitori accesi della fazione ghibellina.
Tra le curiosità storiche riguardanti la zona la più nota è certamente quella che racconta le vicende tragiche di Giulio Cesare Vacchero, discendente della storica famiglia dei Vacca che, quali proprietari del terreno, avevano dato il nome all’omonima porta che chiudeva l’area del Campo. Figura decisamente negativa, traditore della patria, nel 1628 fu a capo di una congiura in odore di corruzione in seguito alla quale fu giudicato e condannato a morte ed esposto al disprezzo delle future generazioni. In sua “memoria” fu eretta infatti una Colonna Infame sulle macerie delle sue abitazioni rase al suolo che ancora oggi si può osservare e leggere la lapide che ne ricorda le nefandezze, un’autentica “damnatio memoriae”.
Con il passare dei secoli, rinnovate esigenze artistiche unite forse a sentimenti di umana pietà consentirono di erigere, nei pressi della Colonna Infame una fontana di stile neoclassico. Rimasta con il trascorrere del tempo cuore pulsante della cosiddetta “città vecchia”, nel cuore del centro storico medievale più vasto d’Europa, Via del Campo è stata, negli anni ’50 area dal fascino promiscuo, centro di locali notturni, fulcro di scambi “commerciali” illeciti e luogo per antonomasia di amori “proibiti”, immortalati da Fabrizio De André nella celeberrima canzone che ha reso questa via del centro storico genovese una tra le più celebrate nel mondo.

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